CHI SIAMO

LA NOSTRA MISSIONE

Fridays For Future è un movimento globale per la giustizia climatica. Il nostro gruppo locale è nato nel 2019, e da allora ci battiamo perché la politica affronti la crisi climatica come tale. Nel 2022 abbiamo creato una associazione: Giustizia Climatica Ora APS. Grazie ad essa e al supporto di ARCI Torino siamo riusciti ad aprire la prima sede italiana del movimento per il clima: il Kontiki.

Nell’avventura del Kontiki si sono unite tante persone con esperienze, età e background diversi, attratte dall’idea che ne sta alla base e dal desiderio di mettersi in gioco per curare uno spazio collettivo.

ENTRA NELLA CIURMA DEL KONTIKI

COS’È IL KONTIKI PER NOI?

Il Kontiki non è solo la sede del gruppo torinese di FFF, ma racconta la storia di chi non vuole arrendersi. Ci siamo imbarcati su questa zattera con l’obiettivo di mostrare al mondo che il viaggio verso un futuro più equo e giusto non solo è possibile, ma anche necessario.

Viviamo tempi in cui è ormai data per scontata l’assenza di alternative, la vittoria dell’individuo schiacciato dal quotidiano sulla comunità che, invece, immagina forme nuove di resistenza al grigio e asfittico reale.

LA NOSTRA VISIONE

Vogliamo che queste mura rappresentino una casa – una comunità – per tutti e tutte, un laboratorio da abitare per le tante realtà di attivismo del territorio che si battono per generare una rivoluzione politica e culturale.

Dalla ricerca di uno spazio, di un angolo di mondo da poter chiamare casa. Un luogo in cui poter sperimentare in nuce una nuova società frutto del pensiero critico collettivo, di un noi da cui sorga il sol dell’avvenire.

IN COSA CREDIAMO?

Siamo convinti che la ricerca di una nuova società passi dalla messa in discussione del modello sociale che abbiamo ereditato, un modello sociale basato sull’oppressione di molti a vantaggio di pochi, sulla distruzione di mondi presenti e futuri per l’estrazione di valore per l’oggi.

Giustizia climatica è quindi mettere al centro le responsabilità della crisi climatica, riconoscere che coloro che ne subiscono gli impatti maggiori sono quelli che meno hanno contribuito a generare questa emergenza.

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